Comune di Sorrento (NA)

Il labirinto della memoria

..
Multilingua
martedì 23 maggio 2017
Seguici sulla nostra pagina facebook Seguici sul nostro account Twitter Seguici tramite feed RSS
..
Home Page » Vivere la città » Curiosità » Il labirinto della memoria
Il labirinto della memoria
..

Nel corso dei secoli innumerevoli artisti, hanno descritto, dipinto o fotografato la nostra città e il paesaggio penisulare.

"Il labirinto della memoria" prova a raccogliere queste testimonianze riguardanti il nostro territorio.

Nel contempo con questa nuova sezione invitiamo chiunque voglia inviarci immagini e testo per ampliare i contenuti
: info@comune.sorrento.na.it  ed inoltre anche gli ospiti della nostra Città possono inviare le loro testimonianze sia testuali che grafiche.
"si precisa che questi contenuti sono in continuo aggiornamento"


Tratto dal libro "Il Tasso e la sua famiglia a Sorrento" di Bartolomeo Capasso:
"D alla lettera scritta dal Tasso a Marcantonio da Mula:
"Mi son ritirato, dic'egli, a Sorrento città piena di antiche famiglie, di nobilissimi gentiluomini, e sovratutto tanti amici ufficiosi e umani verso i forestieri, che veramente si può dir l'albergo della cortesia. Ella è dal seno d'un piacevolissimo mare da Napoli divisa, la quale, sovra un alto colle sedendo, quasi vaga che ognuno rimiri le bellezze sue, si mostra a' riguardanti: dove par che la natura più larga e più liberale che in verun altro luogo del mondo stata sia, di renderla bella e dilettevole si sia affaticata. La delicatura e novità dè suoi frutti, la varietà ed eccellenza dei suoi vini, la bontà e quantità dè suoi pesci, la tenerezza e perfezione delle sue carni è oltre ogni umano desiderio degna di commendazione e di maraviglia.

L'acre è si sereno, si temperato, si salutifero, e si vitale, che gli uomini che senza provar altro cielo ci vivono sono quasi immortali. Che più? le mura che la natura, quasi gelosa di così prezioso tesoro, le ha fatte sono di mantagne eminentissime, le quali si verdi, si fiorite, e si piene di frutti si mostrano che non invidiamo a Venere i più vaghi giardini di Palo o di Gnido: e le Naiadi, che mal volentieri con le loro fonti la sommità dè monti sogliono abitare, vaghe della bellezza loro per ogni zolla versano con urna d'argento frescgissime e pure acque, le quali a gara con un dolce mormorio scendendo difendono l'erbette e le piante dall'ira di Sirio, allorchè con le fiamme sue in altra parte arde la terra. Nè per altro i Poeti questo essere albergo delle sirenefavolosamente finsero, se non per mostrare che tante erano le delizie di questo paese, che se l'uomo, tirato dall'amenità e piacevolezza sua, vi veniva ad abitare, non si sapendo dal visco e dalla rete di questi piaceri sviluppare vi finiva i giorni suoi. Il palazzo di Pollione, il tempio di Minerva, il capo di Cerere, i teatri, le terme, i colossi, le statue e l'altre reliquie dell'onorata antichità dimostrano in quanto pregio ed estimazione tenevano i Romani questo luogo".


Tratto dal libro "Viaggiotari stranieri a Sorrento" di Benito Iezzi:
Jean-Jacques Bouchard
"Luogo dove allora soggiornò Oreste era Sorrento, paese che i greci ebbero le migliori ragioni di denominare dalle Sirene, nulla essendovi di più gradevole ed attraente: senza spreco di parole, basti dire che è la località più deliziosa di tutto quanto il Cratere ... Rinomatissime in questo sito sono la frutta, specie i fichi e certa uva così soda al dente, che sembra di mordere una pera o una prugna; le vitelle di Sorrento, nutrite esclusivamente di latte per un due o tre anni, come le vitelle mongane di Roma, sebbene taluni le stimino migliori. Lungo la costa si cattura un pesc, il più delicato di quanti io abbia mai assaggiato: si chiama lecciuola ... Il panorama è ben degno di figurare tra le risorse del territorio, perchè, oltre al circuito del territorio, perchè, oltre al circuito del Cratere, si vede anche quello di Baia, cioè il seno da Misero a Pozzuoli; inoltre, dalle alture sovrastanti il cosiddetto Piano, si scorge il mare di Calabria e di Sicilia. Ma quel che rende più amena la vista è lo spettacolo del Vesuvio che, da Sorrento, si ammira nella sua vera forma, perchè lo zoccolo roccioso sul quale è disteso il paese fa risaltare chiaramente la cinta dei monti circostanti, talchè sembra che, qui, si sia voluto ritagliare una sorta di teatro, al cui centro elevare la scena ... Oreste osservò che le donne sono, in genere, laide, ma i ragazzi belli. La città è ridende, le strade graziose ed adorne di case e palazzi costruiti ad arte.

Di tutti i luoghi visitati dal Regno, Napoli esclusa, nessuno sente di villaggio meno di questo. Vi dimora una cospicua nobiltà, ma prepotente ed orgogliosa. Si cacciano, in abbondanza, quaglie e beccafichi ...

Tutto il litorale massese era pieno di gente che andava a caccia di quaglie, portando in mano due lunghe canne, alle quali è legato un filo dove s'imbrogliano, appunto, le quaglie, che un cane da caccia, inseparabile dal padrone, provvede a bloccare. La zona è molto selvaggia, e gli abitanti risentono di questa situazione, essendo zotici e ispidi, ma molto ingegnosi, specie nelle attività manuali, come capita, perlopiù, alla gente di montagna: infatti, il borgo principale e tutti i suoi casali sono situati sopra un alto monte, completamente ammantato di ulivi. Qui non c'è alcuna nobilità. L'astio tra i Massesi e quelli di Sorrento è così forte, che non vollero far sbarcare Oreste per il solo fatto di trovarsi su di una imbarcazione sorrentina, adducendo a pretesto alcune formalità relative ai certificati sanitari. La marina di Massa forma un golfo, o seno, assai bello.Vicinissimo è un altro golfo, o marina, che chiamano Polo. Il Capaccio vuole sia corruzione di Pollio, la cui memoria è sprovvissuta, sinora, per i magnifici palazzi ch'egli costruì, non in questa marina (come opina Oreste), ma un poco oltre, propriamente al confine tra i territori di Massa e di Sorrento, cioè su un luogo elevato, quasi un promontorio, donde si osserva tutto il ben panorama descritto da stazio nel suo Surrentinum Pollionis e dove permangono vestigia di veneranda antichità, fra le quali si distinguono portici, piscine, bagni, camere. In breve: tali rovine sono, ancora, così magnifiche, che somigliano piuttosto a quelle di un'intera città che di una singola abitazione."


Giacomo Casanova
Mémoires. III (1763-1774). Texte présenté et annoté par
Robert Abirached. Paris, Gallimard, 1960.
XXXV. Voyage a Sorrente.: pp. 857-858.
Sul signore di Seingalt, sulla sua opera maggiore e sulle non minori vicende occorsele ritengo ancora, se non insuperati, tuttavia indispensabili i saggi di Alessandro d’Ancona: Giacomo Casanova e le sue memorie e Casanoviana, per cui rinvio, senza esitazione, alla sua silloge di studi Viaggiatori e avventurieri, Firenze, Sansoni, 1912, pp. 213-388. Più specificamente, per quanto ci concerne, cf. Salvatore Di Giacomo, Casanova a Napoli, in «Nuova Antologia», v. 302 (1922), pp. 3-19.
« Il mio ultimo giorno di autentica felicità coincide con la gita a Sorrento. L’avvocato ci introdusse in una villa, dove fummo ospitati eccellentemente. Quattro stanze erano a nostra completa disposizione. In una si allocarono Agata ed il marito; una seconda fu occupata da Callimene e dalla trascorsa amante dell’avvocato, donna, per quanto matura, simpaticissima; nella terza andò Pasquale Latilla, nella quarta mi sistemai io. Ci recammo in visita dal Duca di Serracapriola e dall’abate Bettoni, rifiutando inviti sia per il pranzo sia per la cena. Dopo cenato, tutti a letto, presto. Il mattino seguente, levatici all’alba, passeggiammo, ciascuno secondo il proprio desiderio: l’avvocato con la sua vecchia amante, Agata assieme al suo Pasquale, io Don Callimene. L’occasione di ritrovarci fu data dal delizioso pranzo a mezzogiorno; quindi, lasciando l’avvocato al suo pisolino, Pasquale riprese la passeggiata con Agata e con l’amica di suo marito; io m’intricai con Callimene per viali ombrosi, dove il sole ardente di quell’ora non riusciva a penetrare. E fu là che la bella Callimene mitigò il mio ardore, dopo due giorni d’intimo conflitto. La splendida creatura si concesse non per interesse, né per gratitudine, avendole io fatto regali modesti. Le sue primizie furon sacrificate all’amore: ne sono sicuro. Ella si abbandonò senza riserve, pentita soltanto del ritardo nel rendermi felice.
Dopo quattro ore, spirando un vento fortissimo, tornammo a
Napoli, in tre calessi. »

Diictionnaire historique et gèographique portatif de l'Italie ... Ouvrage dans lequel on a rassemblè tout ce qui peut interesser la curiositès & les besoins des Naturels du Pays & des Entrangers. Tome second. A Paris, Chez Lacombe, 1775.

"Sorrento, città del Regno e nel golfo di Napoli, in Terra di Lavoro, sede di arcivescovado. Sorrento e Massa sono così vicine che, sebbene Tasso sia venuto alla luce in Massa, l'una e l'altra, egualmente, rivendicano la gloria di aver dato i natali al celebre poeta. Entrambi sorgono sulla lava e la cenere del Vesuvio, che ricoprì Pompei e Stabia. Vi risiede una cospicua


Michal Jan de Borch
(1776)
Lettres sur la Sicile et sur l’ile de Malthe a M. le C. de N. écrites en 1777. pour servir de supplément au voyage en Sicile et
a Malthe de Monsieir B~ydonne. Ornées de la carte de l’Etna, de
celle de la Sicile ancienne et moderne avec 27. estampes de ce
qu ‘ily a de plus remarquables en Sicile. Tome premier. A Turin,
chez les freres Reycends, 1782.
Lettre IV. Origine du nom de Cap Minerve; Neraunum Palais de Néron; debris du Tempie de Minerve; Médailies qu’on y trouve; fourberie maladroite de ces habitants envers ies Etrangers; grande peine qu’on a à découvrir ces monumens antiques; homme instruit; habitant dans ces Cantons, seul au fait des lieux.: pp. 20-24. Questa, come le due lettere precedenti, risulta scritta « du Cap Minerve ».
Una trad. tedesca, in due volumi, a Berna, nel 1783.
"Tutta la costa è disseminata di antichità, e questo non deve apparirvi sorprendente, perché l’intero territorio, come riferiscono gli storici antichi, fu prescelto dall’Imperatore Nerone per costruirvi una villa di campagna deliziosa, i cui resti sopravvivono nella cittadina di Neraunum, dove si trovano, in gran numero, medaglie con l’effigie di questo Principe. Gli abitanti di qui, altrettanto furbi che ignoranti e rozzi, avendo sentito che gli stranieri pagano a caro prezzo le medaglie antiche, mi portarono un piccolo scudo di Francia fuori corso, ed un pezzo d’argento aragonese, sostenendo ch’erano reperti antichi di gran valore, appena riaffiorati dai resti del Tempio di Minerva. Invece di ricorrere ad espedienti truffaldini, questa gente farebbe meglio a rendersi conto della situazione dei monumenti antichi giacenti nel loro territorio, ed a procacciarsi un onesto guadagno, accompagnandovi in visita i forestieri. Ma sono troppo svogliati per impegnarsi ed io non sono riuscito a trovare tra loro uno solo capace di insegnarmi la strada per giungere alle rovine. Fortunatamente un prete dei paraggi, di cognome Mellino, molto istruito, mi ha messo a parte di tali monumenti ed ha completamente soddisfatto le mie curiosità al riguardo."


Henri Swinburne
(1777)
Travels in the Two Sicilies in the years 1777, 1778, 1779, and 1780. London, J. Davis-P. Elmsly, 1783-1785.
"Presi terra a Sorrento, città costruita proprio al limite delle erte pareti rocciose prominienti sul golfo, in posizione incantevole. Conta quindicimila anime, una metà circa della popolazione vivente nel piano.

Le strade sono anguste: il che non pare un inconveniente, essendo il clima caldo, non facendosi uso di vetture e mancando comunicazioni via terra con la Capitale. In tutto il regno è il luogo che gode del miglior clima , al quale deve, da tempo immemorabile, la sua rinomanza ... Nel 1558 fu saccheggiata dai Turchi, che ne riportarono dodicimila prigionieri. Desiderando commutare in danaro gli schiavi, proposero a Napoli un riscatto. Diffidenza, timore, insensibilità indussero a rifiutare l'offerta. Gli infedeli presero il largo con gli schiavi. I sorrentini superstiti, immediatamente, con un atto di generosità che ha scarsi riscontri in tutte le storie, alienarono beni e proprietà, riscattando i concittadini. Se un simile gesto fosse stato compiuto dai greci romani, sarebbe ancora tema di esercitazioni retoriche per i giovani studenti, ed ogni dissertazione, antica o moderna, avrebbe entusiasticamente amplificato un tale magnanimo esempio. Invece, a
Sorrento, la vicenda è appena ricordata e nel Regno credo se né sia del tutto smarrita la memoria...
Continuai il mio viaggio sotto costa verso Capo di Terra, o Puolo, la punta che separa le baie di Sorrento e di Massa. Qui sono le rovine di una villa celebrata da Stazio nelle Sylvae. Apparteneva a Pollio Felice, il cui nome sopravvive nell’attuale toponimo. Ammirai la precisione con la quale il poeta ha descritto la costruzione. Per quanti mutamenti siano intervenuti nei dettagli, le linee generali sono ancora confrontabii. Proprio all’estremità del Capo, sul mare, è una sequenza di camere a volta, dinanzi alle quali si scorgono i ruderi di un portico, o vestibolo, ad angolo ottuso. Le camere si aprivano su un doppio panorama: da un lato, Sorrento ed il Vesuvio; dall’altro, Napoli, Pozzuoli ed Ischia. Tracce di affresco permangono sulle pareti. Dietro le rovine, il promontorio si restringe in un istmo, incavato al centro di un bacino circolare e profondo, nel quale il mare penetra attraverso un varco sottostante le rocce. Il luogo era certamente riservato ai bagni, sia perché i flutti vi giungono già estenuati, sia perché intorno al bacino giacciono ruderi. Tre acquedotti conducono acqua fresca da una grande cisterna ai piedi del monte. Alte cime, folte di uliveti, riparano il luogo dall’impetuoso scirocco e le imbarcazioni trovano sicuro riparo in un’ansa circolare, che divarica il capo in due penisole. Di là proseguii la navigazione, costeggiando il litorale di Massa, una diocesi senza città, perché tutte le abitazioni sono diffuse a grappolo lungo i verdeggianti divi. Ci concedemmo qualche ora di riposo, appoggiandoci ai remi; quindi, facemmo vela alla volta di Napoli, dove giungemmo al chiaro di luna. La sera era calda e quieta, ed il mare liscio come ghiaccio. Le luci del mercato ittico si specchiavano sulla liquida superficie, creando una mobile e viva luminaria...
Gli isolotti dei Galli sono cinque. Sul maggiore c’è una torre di
guardia, nel successivo un romitorio abbandonato. Sbarcammo sull’isola principale, attraverso un piccolo varco naturale della roccia.
Una frotta di pescatori vi era convenuta ad asciugare le reti ed a consumare il pasto. L’isola, in verità, è un massiccio scoglio semicircolare, coperto da un esiguo manto di terra. Due altri isolotti e qualche sassosa emergenza danno l’impressione di un cratere. La convulsa sommità di questi speroni rocciosi è di calcare, ammassi petrosi irregolarissimi. Al di sotto s’incontra la lava. Anzi, più si va a fondo, più si riscontrano tracce ignee. A livello del mare, il materiale è di natura basaltica. Si suppone, non a torto, che fuochi sotterranei abbiano risollevato dal centro queste sostanze calcinate nella loro varia consistenza. Tutte le sporgenze inclinano da Est ad Ovest. Si direbbe che l’aria abbia compenetrato l’originaria massa ribollente e, raffreddandola bruscamente, vi abbia prodotto immense caverne. I Galli sono deserti e privi di colture, dopo la morte dell’ultimo eremita che vi albergava. La superficie appare ricoperta di mirti; ma io ritengo che fichi e capperi, dei quali si vedono esemplari selvatici vigoreggiare spontaneamente tra le crepe, potrebbero attecchire a meraviglia e somministrare un raccolto barattabile con il fabbisogno di una comunità stanziale, la quale potrebbe approvvigionarsi d’acqua a mezzo di cisterne. Il mio pilota, che fungeva anche da cuciniere, aveva provveduto, mentre io ero intento all’esplorazione, ad una generosa cattura di molluschi e di pesci. Il piacere del pasto fu esaltato dal selvaggio panorama circostante. Di là facemmo vela oltre il canale di Capri e passammo davanti a Donerana, ultimo borgo costiero a Sud della Campanella. E celebre per i suoi marinai. Si favoleggia che sulla spiaggia convengano spiriti maligni, vittime dell’antico fascino delle Sirene, demoni pagani. Le vigne di Donerana troneggiano tra folti lentischi. Le virtù astringenti di queste piante trapassano nel vino, che quasi soffoca, allorché chi ne abbia molto bevuto si conca di schiena, posizione tipica dei napoletani. »


Jean-Claude Richard de Saint-Non
Voyage pittoresque ou Descrzption des Royauines de Naples et de Sicile. Troisième volume, contenant le Voyage ou Circuit de la partie Méridionale de l’Italie, anciennement appellé Grand-Grèce. A Paris, 1783.
Di quest’opera monumentale è stata procurata a Napoli, dalla SEN, nel 1981, una sontuosa ristampa, degna affatto dell’originale. Giova avvertire, comunque, che l’abate di Saint-Non, come testimonia il giornale del primo, entusiasmante e decisivo suo viaggio al di qua delle Alpi (Saint-Non, Fragonard, Panopticon italiano. Un diario di viaggio ritrovato 1759-1761. A cura di Pierre Rosemberg. Con la collaborazione di Barbara Brejon de Lavergnée., Roma, Edizioni dell’Elefante, 1987), non fu mai a Sorrento e nella stessa Napoli si trattenne il minimo indispensabile, assieme all’inseparabile Fragonard, diversamente dalla schiera eccellente dei suoi collaboratori, primo fra tutti Dominique Vivant Denon (sul quale cf. A. Mozzillo, In Sicilia e altrove con D.V.D., estr. da Settecento Siciliano. I viaggi di D. VD. e j-C. Richard de Saint Non, Palermo-Napoli, Storia di Napoli e della Sicilia editrice, 1979), attivi sia nella Capitale sia nelle provincie del Regno.
"La natura è tanto prodigalmente fertile nel sito e nei dintorni di Sorrento che si trovano balie di 14 anni. Ce ne sono, anche, di 50, le quali, almeno così assicurano, non sanno come prosciugare il latte ... Non sorprende che la fertilità del suolo e l'incanto della posizione, così apprezzati in ogni tempo, abbiano spinto a favoleggiare in mille modi sulla sua antichità e sul nome dei fondatori".


Friedrich Leopold Stolberg
(1972)
Reise in Deutschland der Schweiz, Italien und Sicilien. Nei-i
herausgegeben im Anschluss and die Stolberg_Biographie von Joh. Fanlenn. Zweit-er Band. Mainz, F. Kirchheim, 1877.
Sieben und siebzigster Brief. [Sorrento]: pp. 60-63.
Sieben und neunzigster Brief. [Piano di Sorrento, dond’è anche datata]:
pp. 468-472.
Di questa ed., in due torni, è stata procurata, a Berna, nel 1971, una ristampa anastatica da 1-I. Lang. I quattro torni originali apparvero a Konig-sberg-Leipzig, presso F. Nicoiovius nei 1794. La 2° ed., ad Homburg, nei 1822, in Gesammelte Werke, voli. 6-9. L’opera ebbe un eccellente traduttore in Thomas Holcrofr, che, per G.G. eJ. Robinson, stampò i due volumi inglesi, a Londra, nel 1799, intitolandoli Travels through Germany, Switzerland, Italy, and Sicily. La mia versione procede dall’ed, londinese.
« Verdura e frutta di Sorrento sono eccellenti. Mangiamo limoni che a stento reggiamo con tutt’e due le mani e dolci arance che, per taglia, odore e gusto, non sfigurano rispetto a quelle, rinomate, di Malta. Latte e burro sono egualmente eccellenti; ed il vitello sorrentino si reputa il migliore d’Italia. L’acqua è fresca e chiara; ed il vino, che nel colore somiglia al Borgogna, ha qualche nerbo, ma è acido, perché non si riesce a conservarlo più di un anno. Galeno, tanto tempo fa, osservò che il vino di Sorrento non matura prima dei dieci anni: ed io sono sicuro che, con mezzi adeguati, trattato in modo diverso, sarebbe rimarchevole o, almeno, all’altezza della sua antica fama... Riccamente dotato dalla natura, ingentilito dal fascino del mare, delle coste rocciose, da colline valli ruscelli boschetti cespugli frutti e fiori nei loro vari ed amabili scenari, questo piccolo popolo vive come protetto dalla sua posizione, sicuro nel clima più soave e provvisto a profusione di quanto è sufficiente ad allietare il cuore. La manifattura della seta provvede da vivere a molte famiglie e, qui, come a Capri, si vedono donne, al piano superiore delle loro modeste case, o sedute all’ingresso sui loro scannetti, tutte intente a lavorar fettucce al telaio.
E voi scorgete il roseo lindo filo passare attraverso le loro dita abbronzate, mentre, di casa in casa, conversano l'un l'altra da una parte della strada a quella opposta, o con un uomo al lavoro nei pressi, e con un'animazione tale da porre la loro lingua a gara con le loro dita."


John Chetwode Eustace
(1802)
A classical Tour through Italy. An. MDCCCII Fourth edi-
tio, revised and enlarged: illustrated with a Map of ltaly, plan
of churches, an index, etc. III. Leghorn, Printed and sold by
Glaucus Masi, 1818.
Chap. 111. [The prornontory of Surrentum. Syrenusae. The promontory of Minerva.]: pp. 103-107;
L’ed. originale, in 2 voll., si ebbe nel 1813, presso j. Mawrnan, con il seguente titolo: A Tour through Italy, exhibiting a view of its scenery, its antiquities, and its monuments; particularly as they are objects of classical interest and elucidation: with an account ofthepresent state of its cities and towns; and occasional observations on the recent spoliations of the French. Tra questa e l’ultima Piano ed., in 3 torni, del 1842, ve ne furono altre cinque. Le date non confortano l’opinione di Pine-Coffin (p. 151) che il classico titolo sia derivato all’opera di Eustace dall’omonimo testo di Colt Roare, il quale, bensì, «tending to illustrate some districts [soprattutto la Sicilia e Malta], which have not been described by Mr. Eustace », ristampò, nel 1819, col titolo A classical Tour through Italy and Sicily, le sue Recollectjons abroad during the year 1790, con le Opportune revisioni.
« Le isole Sirenusae erano, un tempo, dimora delle Sirene, note da remote leggende e proverbiali nelle lingue moderne. Sono tre, ad 11 miglia ca. da Salerno, ed a 4 dal vertice del promontorio di Minerva (oggi di Sorrento), ma ad un miglio soltanto dalla tena più vicina. Attualmente sono chiamate Galli, forse alludendo all’aspetto tradizionale delle Sirene. Si ritrovano, ancora, quali le descrisse Virgilio: aride rocce, senz’altra presenza che di uccelli marini, Senz’altro suono che la voce delle onde rotta tra insenature e caverne... Si Suppone che, dirimpetto, sulla costa, sorgesse un tempio delle Sirene. Il sito preciso, a tutt’oggi, non è stato individuato Più lontano, all’estremità della penisola sorrentina, si elevava il tempio di Minerva, accreditata fondazione di Ulisse: doveva trattarsi di una costruzione talmente rilevante da conferire per il passato il suo proprio nome a tutto quanto il promontorio »


Lancelot-Théodore Turpin de Crissè
(1808-1818-1824)
Souvenirs du Golfe de Napies recueillis en 1808, 1818 et
1824 dédiés a S.A.R. Madame Duchesse De Berry. A Paris, s.s. [ma Firmin Didot], 1828.
Castellammare, Vico.: pp. 25-27. Meta, Piano, Sorrento.: pp. 29-31. 5 tav. con dis. dell’autore incisi da vari: Embuscade de voleurs sur la route de Vico; Maison du Tasse vue de la mer; Restes d’un tempie de Neptune; Ravin de Sorrento; Petit port de Sorrento.
Il Menichelli censisce un’ed. Chaillon del 1824, a Parigi. L’avv. Antonino Cuomo possiede, con il medesimo frontespizio, un vol. di sole tavole, non numerate, come nell’ed, normale, ov’è aggiunta una sesta veduta: Port de Piano di Sorrento.
« Più volte, scavando a Sorrento, e precisamente nel giardino del comandante Starace, uomo colto e guida eccellente dei forestieri, si sono trovate tombe greche, simili a quelle rinvenute a Nola, Locri e Capua. Serbavano ossa, armi e vasi decorati di belle pitture dove, malgrado la rozza fattura ed il disegno approssimativo, traspare, tuttavia, il grandioso e grazioso concetto della scuola greca. Altri, più rilevanti, resti sono dispersi per la città, o inseriti nelle facciate dei monumenti pubblici: ed ogni strada di Sorrento ostenta avanzi di colonne o di fregi, che attestano la magnificenza di un tempo. Un profondo vallone, che si prolunga sino al mare, aprendosi sulla spiaggia, costituisce buoni due terzi del recinto dell’antica città. Un sentiero assai arduo porta in fondo alla gola, dove scorre un modesto ruscello. Rami carichi di edera e ghirlande di climatidi rompono la vertiginosa uniformità della roccia e s’intrecciano sino a terra, lungo tutto la parete. Il sole, non battendo altro che la sommità di questo fogliame, immerge il resto del vallone in una misteriosa penombra. »


André Vieusseux
(1818)
Italy and the Italians in the nineteenth century: a view of
the civil, political, and nioral state of that countiy: with a sketch of the history ofltaly under the French; and a treatise on modem italian literature. In two volumes. I. London, Printed for Charles Knight, 1824.
Mountain road to Sorrento. Mountain scenery. Piano di Sorrento. City of Sorrento.
La 1° ed. di quest’opera (del cui autore Gino Doria si doleva di non essere riuscito ad appurare il nome di battesimo e l’eventuale parentela con il fondatore dell’Antologia) si ebbe a Londra, in torno unico, nel 1821, sempre a spese di Charles Knight, ed il sottotitolo esplicava: Or, letters on the civil, political & moral state ofthat Cozint~y, written in 1818 and 1819 with an appendix containing extracts froni modem Italian literature. By a Foreign Officier in the British Service.
« È stridente il contrasto di educazione e di onestà tra gli abitanti di qui e quelli di Napoli, ad onta della distanza irrisoria che separa i due luoghi. Due ore di navigazione nel golfo traducono da una città caotica, chiassosa e corrotta in una sorta di Eden, dove regna la tranquillità ed è ancora possibile assaporare schiettezza ed ospitalità; dove non c’è traccia di delitti, e ragazzi e fanciulle si mostrano gioiosi, innocenti e felici. Gli uomini si recano nella Capitale solo per necessità di commercio; ma la sosta in città è rapida ed interamente occupata dagli affari. Si sente dire, in verità, che vogliono aprire una strada da Castellamare a Sorrento: per quest’ultima sarebbe una sciagura! I napoletani vi si riverserebbero coi loro corricoli, trascinandosi appresso lussi e vizi che li distinguono ed infettandone i pacifici abitanti;
non solo, ma si determinerebbe un rialzo nei prezzi del necessario, che qui è assolutamente ragionevole...
Ho visitato la Villa di Mariano Stinca, un uomo straordinario che, da schiavo, sortì favorito del bey di Tunisi, città in cui raccolse un'immensa fortuna, con parte della quale pensò bene di ritornare in patria; ma, restituitosi poi in Barberia, fu assassinato in una delle rivolte là così frequenti."


Amaury Duval
(1820)
Mémoires historiques, politiques et littéraires sur le Royaume de Naples, par M. le Comte Grégoire Orloff Quvrage orné de
deux cartes géographiques, publié, avec des notes et additions, par Amaury Duval. V. Paris, chez Chasseriau, 1821. La descrizione della costa sorrentina è inserita nei Tableaux de Napies et de ses environs. Par l’editeur des Mémoires sur Napies. Il quale si sottoscrive in calce alla prefazione, avvertendo, tra l’altro, che parte del capitolo sul golfo di Napoli poteva riscontrarsi, anche, nei viaggi dello Spallanzani. L’ampia ed informatissima opera ebbe una ristampa, con la medesima data topica, nel 1825.
« I templi erano concentrati all’estremità del promontorio. Uno era intitolato ad Apollo, il cui nome potrebbe ben sopravvivere nella cappella di S. Pietro d’Acrapolla. Il giorno di Pasqua, una processione, che interessa diversi villaggi, si snoda da Sorrento, attraverso i monti Sireniani, sino alla cappella d’Acrapolla, quindi si trasferisce in visita agli isolotti delle Sirenuse (i Galli), e solo a tarda sera prende la via del ritorno. Non potrebbe trattarsi della persistenza di un antichissimo rito? Potrebbe esserci una connessione tra questa processione, della quale ignoriamo sia l’origine sia la ragione, e le teorie pagane, così di frequente menzionate nei classici. »


Margaret Gardiner, Countess of Blessington
(1824)
Souvenirs de voyages, ou Lettres d’une voyageuse malade.
Tome second. Paris, A. Le Clère et C.ie - Lille, L. Lefort, imp.-
lib. - Lyon, Steyert, lib., 1836.
Una 2° ed., datata Lille 1856, presso il Lefort, sempre in due torni.
«Un ex capitano francese volle portarci in gita a Sorrento. Ele
ganza moderna, mobilio parigino, tratti e modi del nostro albergatore vanificarono, purtroppo, l’euforia. Un po’ di fior di latte, un rustico alloggio ed un qualche villico ruspante sarebbero tornati più opportuni. La cena si fece attendere a lungo: né risultò migliore del resto. Io soffrivo di dolori lancinanti al petto. Ero soprappensiero, taciturna.
Le vicende banali dell’esistenza scavano solchi; le emozioni poetiche sono fugaci: non possiamo richianidrie a nostro piacimento. Nell’accoglienza il nostro albergatore pose tutta la grazia possibile. A tavola ci raccontò un aneddoto, che voglio confidare alla tua memoria.
All’entrata dei francesi in Italia, il generale Sarrazin s’impadronì di Sorrento ed impose alla città una contribuzione di due milioni di franchi. Alcuni delegati si recarono ad esporgli le tristi condizioni dell’economia locale, soggiungendo che il loro concittadino Tasso aveva esaltato la gloria dei francesi. Il generale, al nome del poeta, si commuove; fa adunare due reggimenti; si pone alla loro testa; li fa sfilare davanti al busto; ordina di presentare le armi; infine, con le sue mani, ne incorona il simulacro. Contemporaneamente, dispone che l’esazione sia ridotta ad un quarto. Tempo dopo, il popolo, non riuscendo a spiegarsi l’omaggio di una nazione nemica, vide nel marmo nient’altro che l’immagine di un complice dei francesi: sicché si provvide ad infrangere il busto... »


Hermann Ludwig Heinrich von Puckler-Muskau
(1829)
Méinoires et voyages dii Prince Puckler Muskau. Lettres
posthumes sur l’Angieterre, l’Irlande, la France, la Hollande,
l’Allemagne et l’Italie. Traduites de l’édition allemande, par J.
Cohen. V. Paris, H. Fournier, 1833.
Lettre 80 (scritta da Sorrento). Départ d’Amalfi. Le Mont Saint-Ange.
La Rosa Grassa et sa féconde hòtesse. Sorrente. La patrie du Tasse.
Per l’epistolario ed i diari di viaggi del Principe di Piickler-Muskau cf. l’ed. procuratane da Ludmilla Assing ad Homburg, Hoffmann e Campe editori, nel 1873: Aus dem Nachlass des Fiirsten Pii ckler-Muskau. Briefwechsel und Tagebùcher des Fiirsten Hermann von Piickler-Muskau. I. Briefwechsel. 11. Reisetagebiicher zind verrnischte Aufsàtze.
« A Meta la strada diventa più pianeggiante; il che ci consente di arrivare la sera stessa a Sorrento, maestosamente in groppa ad asini.
Prendemmo piede all’hotel della Rosa Grassa, la cui ostessa, che davvero onorava l’insegna, si vantava dei venticinque parti felicemente conclusi da quando era al mondo. La sua sagoma, e l’aspetto stesso della locanda, avevano un che di prosaico in un luogo tanto bello, e mi avrebbero, con ogni probabilità, tolto ogni illusione, se non avessi cambiato alloggiamento, trasferendomi al Cocumella, situato in una posizione a dir poco incantevole. Sorrento è, senza possibile smentita, il soggiorno più bello e felice che possa trovarsi in Italia, soprattutto quando si è in compagnia femminile.»


Mariana Starke
(1818, 1829, 1831)
Travels in Europe, for the use oftravellers on the Continent,
and likewise in the island of Sicily. To which is added an account of the remains of ancient Italy, and a/so the roads leading to those remains. 8th ed., considerab/y enlarged, and embellished with a map. Paris, A. & W. Galignani, 1832.
La 1a ed., col titolo Travels un the Continent written for the use and particular informatjon oftrave/iers si ebbe a Londra, J. Murray, 1820. Dalla 2a ed. (1824) alla 7a (1830) si presentò come Information and directions for travellers on the Continent. Egual fortuna era arrisa alle Letters from Italy, between the years 1792 and 1798, containing a view of the revoiutions in that Counoy, from the capture of Nice by the French Republic to the expuision of Pius VI. from Ecciesiasticai State: likewise Pointing ozrt the matchiess works of art which stili embeliish Pisa, Florence, Siena, Rome, Napies, Bologna, Venice; &c. With instructionsfor the rise of invalids andfamilies who may not choose to incur the expen-
ce attendant upon traveliing with a courier (la ed. London, R. Phillips, 1800; 2a ed. ivi, G. and S. Robinson, 1815), da cui discendono, per integrazioni ed aggiornamenti, le opere successive, dopo un nuovo viaggio compiuto dall’autrice tra il 1817 ed il 1819. Per Sorrento i dati contenuti nell’ed. schedata si riferiscono, relativamente a prezzi e disponibilità, escursioni ed occasioni, al 1831.
« Sorrento non ha, al momento, buone locande; tuttavia, si possono trovare letti in private abitazioni, non sempre confortevoli, chiamate The Parigi, l’Hdtel des Artistes. Parte di Villa Correale, ampia, in ottima posizione, ad un quarto di miglio dalla città, è stata recentemente trasformata in un piacevolmente attrezzato albergo, tenuto da un eccellente cuoco, che serve pasti, caffé, vini stranieri. I viaggiatori sono lieti di questa sistemazione, giacché è impossibile vedere la città di Sorrento, il Piano ed il contiguo scenario montano in meno di due o tre giorni. Anche parte di un altro cospicuo edificio, chiamato Cocuinella, a circa tre quarti di miglio dal centro, è stata da poco convertita in un albergo confortevolmente dotato; ed è, al momento, particolarmente desiderabile come residenza sia estiva sia invernale. Un alloggiamento nei paraggi, tenuto da Donna Marianna Guarracino a San Pietro a Mele, offre letti puliti per la notte, come fa anche Donna Porcia Cesaro a Sant'Agnello.


Louis de Maricourt
(1836)
Mes heures de paresse à Naples. Paris, Goujon et Milon,
Une fate à Sorrente, La maison hospitalière, Sur le bord du rivage.
La 1° ed. l’anno precedente.
« Lungo la strada costiera gruppi numerosi procedevano verso Sorrento, salmodiando ad alta voce. Lunghi carri, ricoperti di fronde di quercia, erano tirati da buoi di Terra di Lavoro; tutt’intorno a queste mobili macchine marciavano gruppetti di ragazzi, che ballavano la tarantella, accompagnandosi con i tamburelli e le nacchere; di tanto in tanto, da un varco del fogliame, sporgeva una bruna testa femminile, tutta sorridente, che incitava col gesto i giovani ballerini... E le barche passavano sottocosta, e trascorrendo gettavan grida di saluto.
Dappertutto, sulle montagne, nel piano, a mare, rimbombavano voci; dovunque trionfava, con i gesti della devozione, l’espressione di una gioia viva e tumultuosa... Era giorno di festa a Sorrento! »


John Ruskin
(1842)
Viaggio in Italia. 1840-1845. A cura e con prefazione di At-
tilio Brilli. Firenze, Passigli, 1985.
19 gennaio: p. 73. 24 gennaio: p. 75. 26 febbraio.
Questa ed., quand’anche non ne dipenda esplicitamente, molto deve a Ruskin in Italy. Letters to bis parents. 1845. Edited by H.I. Sbapiro., Oxford, Clarendon Press, 1972. Per notizie sui viaggi di Ruskin risultano utili anche i tre torni dei suoi Diaries, pubblicati da J. Evans e J.H. Whitehorne, sempre presso la Clarendon Press, tra il 1956 ed il 1959.
« Le colline di Sorrento si confondevano col cielo in un’alternanza di bruma eterea e di neve, simile a nubi. Visione abbagliante! »


Charles-Joseph van den Nest
(1846)
Napies et le Mont-Cassin. Tome premier. Anvers, Impr. de
J.P. van Dieren et Comp., 1850.
Aspect de la còte. Sorrento. Antiquités. Souvenirs du Tasse. Culture ducoton.
« Sorrento, appollaiata su queste rocce, ha l’aspetto di una città spezzata nella sua disposizione geografica. Napoli, visibile al di là del bel golfo, al contrario, si stende mollemente dai divi collinari alle sponde marine. Le scarpate hanno conferito alla città una maggiore imponenza nei tempi antichi, quando si ricercavano prevalentemente luoghi riparati; ed hanno, in conseguenza, nuociuto alla sua prosperità in epoca recente, prediligendosi i luoghi aperti. »


Alexis-Charles-Henri Clèrel de Toucqueville
(1850-1851)
Oeuvres et correspondance inédites d’A. de T., publiées et
précédées d’une notice par Gustave de Beaumont. Paris, Michel Lévy frères, 1861.
I. Lettera a E. Stoffels [Sorrento, 30 dicembre 1850]

II. Lettere a M. Dufaure [Sorrento, 22 dicembre 1850 e 12 marzo 1852] alla Contessa di CircoUrt [30 dicembre 1850 e 14 febbraio 1851]; a Gustave de BeaumOflt [5 e 29 gennaio 1851]
La 2a ed., notevolmente più ricca, integrale e, sperabilmete completa, della corrispondenza, qui sparsamente assemblata in due vo1., si trova nei tomi VIII (1-3) e XVIII delle Oeuvres complètes di Tocquevilk, dove sono pubblicati, rispettiVamente, il carteggio sterminato con G. de Beaumoflt (a cura di A. Jardin) e la corrispondenza con A. e M.me de Circourt (a cura di A.P. Kerr, con la collaborazione di L. Girard e D. Johnson) editi da Gallimard nel 1967 e nel 1983. A Sorrento Tocqueville iniziò la stesura dei « Ricordi de
1848-1849 », tradotti da Eva Omodeo Zona, presentati da Adolfo Omodeo I pubblicati dai Laterza, nel 1939, col titolo Una rivoluzione fallita.
« Continuiamo ad essere incantati dalla nostra dimora sorrentina. Io vado sempre più ristabilendomi ... Quel che vi hanno detto della frescura di Sorrento è esagerato. Io non ho mai visto in Francia un mese di maggio così costantemente caldo e bello come il dicembre qui appena trascorso. Il termometro di notte non è mai sceso al
sotto dei 6 e più spesso 8 gradi centigradi; e di giorno è salito, generalmente, a 12 o 15. Aggiungete un’aria tersa, un sole caldo ed avrei quel che in Francia chiamiamo un magnifico mese di maggio, tolta, beninteso, quella che potrebbe definirsi la poesia del maggio: il ritorno energico di tutti gli esseri alla vita ed il risveglio universale della natura. Per il resto, siamo vissuti in una solitudine completa... Il risvolto negativo della mia attuale residenza è che si può studiare tutto meno l’Italia. Io vorrei, perlomeno sapere cosa accade nell’angolo di mondo dove adesso vivo, ma stento molto a divenirne partecipe. La paura, l’ignoranza, l’indifferenza profonda per tutte le cose circostanti qui tappano le bocche. Con grande difficoltà riesco a stringere amicizia Ed io non vado tanto per il sottile. Gli italiani della classe media, la sola, pressapoco, che si incontra a Sorrento, non gradiscono venire da voi, perché non gradiscono che voi andiate da loro; e non gradiscono che voi andiate da loro perché vivono in stamberghe di cui si vergognano e che, tuttavia, non voglion trasformare in abitazioni idonee e confortevoli. D’altro canto, sapete benissimo che in viaggio la conversazione è un guadagno: ma non si può imparare nulla da gente che non vuole apprendere nulla. Io dispenserei volentieri questa gente dai loro sberrettamenti e dai loro superlativi, purché assimilassero curiosità e metodo di quei rozzi americani che, mentre parlano, non smettono di masticar tabacco, ma hanno, ogni giorno, qualcosa di nuovo e di utile da partecipare. Io non so altro che quanto mi cade sott’occhio. Così noto quotidianamente, per pratica continua, che la popolazione in mezzo alla quale mi ritrovo è civilissima, garbatissima, tranquillissima, per nulla incline al furto, molto ignorante ed altrettanto superstiziosa, ed in certo qual modo ferma allo stato infantile: dei fanciulli felicemente nati, insomma, ma cresciuti male. E con soggetti siffatti che un governo, come quello di qui, può sopravvivere.


Charles Du Bois-Melly
(1851)
Voyages d’artiste en Italie. 1850-1875. Genève et Baie, H.
George, 1877.
Altra ed. lo stesso anno a Parigi, da Sandoz.
« Si rientra in città dalla porta di Sant’Antonino, in un angolo
poco frequentato della cinta muraria, tutta mattoni, lesionata in più punti e prossima a rovinare per vetustà. La sormontano pallidi ulivi e pampini giallognoli che formano, in una con le rovine, un pittoresco insieme. In primo piano i resti di un ponte romano conducono sotto la volta del portale, attraverso cui passano ora alcuni contadini che s’avviano, vanga in spalla, ai campi e caprai che menano il gregge all’aperto; ora un frate solitario o qualche bella ragazza che se ne va, a piedi scalzi, per la strada polverosa, il viso seminascosto dalle pieghe del fazzoletto, recando in spalla, al modo antico, l’orciuolo rossastro, di cui queste fanciulle di stirpe greca hanno mantenuto l’uso. Ma ciò che caratterizza specialmente l’accesso in città è la statua del santo abate, che, dal basso, s’intravvede a mezzo busto, sopra la porta.
Quella figura con la mitra e la croce in pugno, annerita dal tempo, grossolanamente scolpita, si stagliava sempre così fieramente a sicura guardia che ci si arrestava senza volerlo, appena giunti in quel punto, evocando il ricordo di quel misterioso guardiano del luogo... La porta di Sant’Antonino ed il panorama, innanzi al quale io scrivo, sono i soli due scorci che mi abbiano lasciato fedeli ricordi a Sorrento. E, sebbene i dintorni di questa cittadina possano offrire molteplici suggestioni pittoriche, quest’angolo così caro agli amanti della villeggiatura napoletana, ai turisti stranieri, agli albergatori che li ricettano, ai ciceroni che li guidano, quest’angolo, dicevo, non sarà mai residenza prediletta dagli artisti. In effetti, una certa monotonia degli sfondi agresti, una successione stucchevole di sentieri costeggiati da muri, che precludono lo sguardo proprio sul più bello, quindi l’uniformità delle colture di agrumi, che per esser profumati non propiziano maggiormente la pittura, codesti svantaggi persuadono quasi tutti i paesaggisti, non diversamente dai manieristi, a sbarcare subito a Capri, dove si ritrovano le condizioni, secondo loro, essenziali al pittoresco: la varietà, l'indipendenza, solo eccezionalmente riscontrabili nella campagna sorrentina. Io rinviai di qualche giorno l'escursione nelle isole napoletane; e presi congedo dalla Rosa magra - classica stazione degli artisti a Sorrento - diretto verso Salerno.


Julia Kavanagh
(1857)
A suinmer ami a winter in the Two Sicilies. I. Leipzig, B.
Tauchnitz, 1850.
Un’ed. londinese, lo stesso anno, presso Hurst and Blackett.
« Non c’è mare simile al Mediterraneo; ed in questo mare, per tutta la sua ampiezza, non s’incontra angolo più amabile di Sorrento... Quando, a primavera, scegliemmo dove alloggiare, il proprietario, con sicumera, ci dimostrò che la loggia era la gemma dell’appartamento, e l’appartamento la gemma della casa. La persuasiva certezza di tale superiorità non è stata sinora revocata in dubbio. Ognuno ha sentito parlare di Sorrento; e tutti sanno ch’è il più delizioso centro turistico e balneare del Mezzogiorno d’Italia e, credo, del mondo intero. La città posa su alti ripiani precipiti a mare, con un anfiteatro montuoso alle spalle. Vanta un’aria fresca e ritemprante, paesaggi sublimi; e rivela diversi, e tutti magnifici, panorami, ciascuno col suo arsenale d’incanti... Gli scorci sui quali domina la casa sono incantevoli: più si va in alto, più si fanno ameni. I sorrentini ne sono perfettamente consapevoli e per un secondo piano pretendono più che per il primo. »


Herman Melville
(1857)
Diario italiano. Traduzione introduzione e note di Guido
Botta. Roma, Opere Nuove, 1964.
Le pagine dell’ed, italiana sono tratte dal Joumal of a visit to Europe and the Levant, edited by H. C. Horsford, Princeton University Press, 1955.
« A Sorrentà [da Castellamare] per circa un dollaro. Splendida corsa. Strada. Curve. Ampi tornanti - svolte - frane - ponte - terrazze - rocce - piano inclinato - altura - mare - Sorrento. La casa del Tasso trasformata in hotel. Bellezza del sito sulla roccia sovrastante il mare. »


Louise Colet
(1860)
L ‘Italie cles Italiens. Le Libérateur. Troisieme partie. Italie
du Sud. Paris, E. Dentu, 1863.
XXVII. Excursion à Sorrente... Gràce des femmes de Sorrente. Beauté des hommes. Vico. Meta. Piano di Sorrento. Villa du prince Fondi. Pauvers de mandarines. Bouquets de camellias. Echarpes et objets en marqueteries. Albergo del Tasso. Alentours de Sorrente.
XXXV. Approche des iles des Sirènes. Nous débarquons à Scaricatojo. Mont Morphée. Je suis portée dans una chaise. Un douanier borbonien. Samaisonette. Nous dominons tout le golfe de Salerne. Ascension de la montagne. Plateau: Sorrente, Meta, la Marina. Le golfe de Naples nous apparait.
Arrivée a Sorrente. Hymne de Garibaldi. Mascarade. Un Pulcinella satirique. Nous couchons a l’h&tel des Sirènes. Temp&te. Impossible d’aller a Caprée. Regret des lieux que je n’a pas vus.
Presso Io stesso editore, la Colet aveva pubblicato, nel 1860, Naples sous Garibaldi. Souvenirs de la guerre de l’indépendance.
« Scendiamo a Sorrento lungo stradine scoscese, fiancheggiate da muri, al di sotto dei quali si addensano macchie di limoneti e di aranceti, coi rami spossati dal carico dei frutti, roseti e camelie in fiore, palme e pini che librano in aria le cuspidi verdi del loro fogliame.
Mentre procediamo, tra effiuvi d’essenze, incrociamo qualche giovane coppia. Le donne indossano il costume tradizionale; agli uomini, sotto il fiammante berretto frigio, ondeggiano masse nere di capelli.
Giunti nella strada che porta a Sorrento, sentiamo cantare in coro l’inno di Garibaldi. Chiediamo se, in tal modo, festeggiano la presa di Gaeta. « No, signore, — risponde un contadino — ma sarà per domani. » Le vie che percorriamo sono rischiarate solo da lampade accese innanzi alle edicole della Madonna. Ma, all’improvviso, ci raggiunge un clamore più vivo, da una piazzetta; il refrciin prorompe più marcato, intonato da una frotta di maschere che celebra la domenica grassa, brandendo fiaccole. La maggior parte indossa cappucci bianchi e neri. Li precede un Pulcinella, che fiuta l’aria con lo smisurato naso finto; ed interpella i passanti. Quando gli facciamo osservare che il lugubre corteo sembra portarlo al camposano, egli replica immediatamente: "No, signore: è Francesco, è il re Bombino che trasportiamo al cimitero." Arriviamo all'hotel des Sirènes, in mezzo ad un giardino fiorito: terrazze e camere dominato il golfo. Una cena eccellente ci dispone al sonno. Prima di mettermi a letto, apro la finestra e contemplo la consolante serenità del cielo e della terra; le onde bisbigliano appena; il firmamento ospita sciami di astri."


Charlotte Figuier
(1862-1864)
L ‘Italie d’après nature. L ‘Italie méridionale. Paris, Lib
Furne, Jouvet et C.ie, 1868.
« Sorrento è pulita, chiara, aerea e ridente. Le sue donne soi belle, gli uomini operosi e la terra feconda. Un cielo senza nuvole ricopre con la sua volta azzurra. Un’arietta soave spira nei suoi vaini, e le onde tranquille dispiegano ai suoi piedi uno specchio trasparente.
Tuttavia, si ricercherebbe invano Quella sonora spiaggia dove il mare di Sorrento Smorza i suoi flutti azzurri alle radici dell’arancio,
per l’ottima ragione che non v’è alcuna spiaggia. Sorrento, situata un ripiano, domina il mare; è costruita su quella splendida piattaforma che, dopo Castellammare, sovrasta il Mediterraneo. La città, brandosi sul mare, alta sulla sua terrazza verdeggiante, è mille volte più bella e più poetica che se fosse mollemente distesa lungo un’arenile.»


Ferdinand Gregorovius
(1864)
Diari romani. Con prefazione di Federico Althaus e tradotti
da Romeo Lovera. Milano, U. Hoepli, 1895.
L’ed. originale dei Ròrnische Tagebiicher, curata da F. Althaus, apparve a Stoccarda, J.G. Cotta, nel 1892; una 2a ed. l’anno dopo. La trad. inglese di G.W. Hamilton fu edita, a Londra, da G. Bells & Sons nel 1907 e riproposta nel 1911. Oltre la trad. del Lovera, in Italia, cf., anche, quella di A.M. Arpino, Roma, Avanzini & Torraca, 1967, 2 voI1., più volte riproposta poi, in tomo unico, dalla Newton Compton.
«Alloggio presso l’Hotel de Rome. Mi è riuscito, con grande dif
ficoltà, di trovare una casa sul corso. In questo paese mi si sono ridestate pressoché integralmente le energie. Sorrento, al primo impatto, mi deluse: muri, vicoli, polvere dovunque. Però ci si fa subito l’abitudine ed una passeggiata verso Massa ripaga di ogni disagio. Alla table d’hote ci sono una ventina di persone, per lo più russi, due greci di Corfù, un francese ed un tedesco. Qualcuno ha la tubercolosi. Il pranzo si consuma con tutta tranquillità all’aperto, in un angolo ombroso. Abbiamo fatto alcune belle passeggiate. Ieri cavalcammo fino a Massa col pittore Lehmann e signora: Capri, vicina tanto da poterla toccare con mano, si libra sulle acque come una dimora di fate... Dopo pranzo, più volte caracollammo ai Camaldoli, a Massa, a Sant’Agata. Da solo me ne tornai a Massa, donde la vista su Capri è davvero sublime. Paese e mare da Odissea. Oggi sono stato al Deserto, antico convento in rovina... Fossi ricco, acquisterei una casa ed un aranceto a Massa e vi farei incidere: parva domus, magna quies. Villa Sersale, con la sua magnifica pineta, farebbe proprio al caso mio.
Ho frequentato molte persone, nessuna veramente nteressante. M’intrattengo spesso con l’erudito sig. Capasso. Qui si succedono spesso feste con luminarie: piccole coppe legate ad ondeggianti ghirlande di mirto brillano nell'aria. Nella chiesa di Sant'Antonino è esposta una tavola raffigurante due bastimenti in collisione, uno dei quali sta per affondare. Si leggono i nomi Ermo e Aventino. Questo ex-voto è stato appeso da un tale, già cuoco, ora albergatore in Sorrento, che, al momento del fatto, era a bordo dell'Aventino ..."


Hippolyte Taine
(1864)
Voyage en Italie. Tome I. Napies et Rome. Paris, L. Ha-
chette et C.ie, 1866.
Il libro del Taine ebbe, e serba, straordinaria fortuna. Basti osservare quanto ravvicinate e costanti siano ristampe e riedizioni, sempre presso Hachette: 1872; 1874; 1876; 1889; 1893-1895; 1896-1897; 1898-1900; 1901;1902; 1903-1904; etc. etc. La trad. inglese del soio volume relativo a Napoli ed a Roma fu stampata a Londra, a cura diJ. Durand, nel 1867; una 2° ed., con correzioni, si ebbe a New York due anni dopo. In Italia, a parte le pagine scelte e pubblicate da P. Arcari, presso il Carabba, a Lanciano, nel 1911, gode ormai di ultracinquantennale fortuna la trad., purtroppo non integrale, di A. Roggero, uscita a Torino nel 1932 e più volte riproposta. Specificamente sulla sosta sorrentina del Taine, cf. M.C. Di Martino, Come ai tempi di Omero, in La terra delle Sirene, I (1981).
«Ogni cosa è tanto bella che, in quest’aria mite, la vita può tornare ad essere semplice come al tempo di Omero. Tutto quello che tremila anni di civiltà hanno aggiunto al nostro benessere sembra inutile: di che cosa l’uomo ha bisogno qui? Un pezzo di tela, un pezzo di stoffa, come i compagni di Ulisse, se è sano come loro e di razza forte, bastano a coprirlo. Il resto è superfluo o si offre spontaneamente... »


Emilio Castelar y Ripoll
(1875)
Ricordi d’Italia. Parte seconda ed ultima. Traduzione d
spagnolo di Demetrio Duca. Livorno, Raif. Giusti, 1883.
I Recuerdos de Italia uscirono a Madrid, negli anni 1872-1876, press Fortanet. Prima della trad. italiana, ne circolò una, inglese, curata da Arthur, ed apparsa a Londra, nel 1873, presso i Tinsley Bros., col titolo Rome and New Italia. Una versione ungherese, a Budapest, nel 1895.
«Come è bella Sorrento! Sembra cadere nel mare all’altissima roccia a cui si è attaccata come una città naufraga. Sta come sospesa alla falda della scoscesa montagna, e dalle sue case alla spiaggia o un abisso. Si direbbe fabbricata dai suoi fondatori come un belve per contemplare il Vesuvio, che si specchia nel golfo di Partenope, il quale a sua volta rassomiglia a un lago incantato. Dal giardino della Sirena, in cui i forti aromi quasi vi ubbriacano, vedevamo in giù, nella piccola baia, sulla minuta arena, i pesci inargentati saltare tra le oscure maglie della rete, e le barche raccogliere le loro vele latine ed a starsi alla riva fra pittoreschi gruppi di svelti marinai. »


E. Della Cerda
(1875)
Lettres sur l'ile de Capri et apercu de la vie de Tibère avec une carte, par un touriste. Naples, chez Detken et Rocholl, 1876.

"A Sorrento era tutto esaurito, ma pochi gli stranieri, anzi pochissimi. Son quasi tutti napoletani: ma si tratta di un'autentica invasione di principesse, di marchesi e del bel mondo della società napoletana. Ho trovato sistemazione, a stento, a Villa Nardi, dipendenza dell'hotel Tramontano, dove ho trascorso il giorno e la notte. Sono stato bene accolto dal "rappresentantante" della Signora Tramontano, persona vivace e sveglia, e che sabene il suo mestiere. Ho rivisto qualche vecchia conoscenza sorrentina, ma fra tutti citerò solo il vecchio don Silvestro, il settuagenario che busca la pagnotta con la sua chitarra. Egli mi ha accompagnato all'hotel; e all'atto di congedarsi gli ho fatto un piccolo regali, che lo ha molto rallegrato. Questo buon vecchio, nelle lunghe villeggiature, fatte altre volte a Sorrento, mi aveva talmente gratificato preparando, divertito, certi pesci alla brace, che ho provato il più vivo piacere, nel rivederlo."


Carl Stieler
(1875)
Italia. Viaggio pittoresco dall’Alpi all’Etna. Di C. Stieler, E.
Paulus, W. Kaden. Milano, F.lli Treves, 1876.
Escursione a Baja e Salerno. Cinque inc. nel testo: Strada a Massa con veduta di Capri; Gola di Sorrento; Bagno di Diana; Villa sugli scogli nella costa di Sorrento; Casa del Tasso a Sorrento.
La 1a ed. a Stoccarda, lo stesso anno della trad. italiana: Italien. Eine Wcmderung von den Alpen bis zum Aetna. Nel 1877 uscì la trad. inglese di F.E Trollope; una 2a ed. londinese, in due torni, apparve tra il 1879 ed il 1882.
Dopo l’egualmente monumentale adattamento francese di J. Gourdault del 1876, si ebbe, nel 1877, la trad. danese di C. Andersen. La trad. italiana (giunta nel 1890 alla 4a ed.) è stata riproposta anastaticarnente, da Pheljna, nel 1982 e, da Milani, nel 1987.
« Uscendo dalla città, la quale sorge elevata e in ripida posizione sulle rocce, la strada conduce giù, traverso una gola selvaggia alla sponda del mare, ove stanno le capanne dei pescatori, i quali dimorano in una divina assenza di bisogni sulla breve e sabbiosa pianura detta grande marina, tra il mare e i campi. Qui ne’ giorni festivi e nei le sere d’estate regna perpetua la gioia, e si danza e si canta al suon del tamburello, mentre i volti abbronzati risplendono di soddisfazione e di vino, il quale brilla chiaro e arrubinato nell’anfora deposta daccanto. Allora le eleganti signore, e sono per lo più sottili e malati ce figure di donna, escono sulla terrazza, e i signori dal mento accurtamente raso, dal vestito d’inappuntabile correttezza, coll’occhialli sul naso, si appoggiano al davanzale della finestra dell’Hotel e non possono capacitarsi di dove que’ giovanotti irrequieti e quelle ragazzi dai begli occhi traggano la forza di aggirarsi per ore ed ore nei von della danza. Allora la contessa X., una figurina trasparente impasti di raggi di luna, chiede al vicino: «Barone, ha ella letto l’Arrabbiati Paolo Heyse? Guardi, laggiù quelle donne sono tutte arrabbiate!"


Friedrich Nietzsche
(1876-1877)
Le lettere da Sorrento di Friedrich Nietzsche. A cura di Cosi-
mo Campanelli. In « Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Napoli», XXVI (XIV n.s.), 1983-1984. Sono 49 lettere, che costituiscono il corpus sorrentino dell’epistolario nietzscheano, inviate dal filosofo, nell’arco cronologico che va dal 28 ottobre 1876 al 7 maggio 1877, alla sorella Elisabeth ed alla madre Franziska, a M. Baumgarten, F. Overbeck, H. Kòselitz, H.P. von Wolzogen, F. Schiirmann, L. Ott, R. von Seydlitz, E. Schemeitzner, C. Wagner, E. Rodhe, 5. Ritschl, P. Widemann, P. Rée, L. Kelterbon. Ciascuna lettera è accuratamente chiosata dal curatore, che ha qui tradotto la sequenza epistolare 565-6 14, alle pp.
197-234 di E. Nietzsche, Briefwechsel, leritische Gesamtaasgabe, hrsg. von G. Colli and M. Montinari, lI 5, Berlin-New York, W. de Cruyrer, 1980. A questo pregevole lavoro vanno aggiunti i precedenti contributi del Campanélli in La terra delle Sirene (I, 1981) e Tempo nuovo (XVI, 1981). Alcune delle lettere, qui unitariamente presentate, erano state tradotte nella scelta dall’epistolario del filosofo a cura di Barbara Allason (Torino, Einaudi, 1962), precedentemente già edite, per motivi politici, con lo pseudonimo Antonietta Berti (Roma-Milano, Rizzoli, 1941). Della corrispondenza nietzscheana è in corso, presso Adelphi, l’edizione italiana, attualmente ferma al secondo volume. Le lettere ad Erwin Rodhe, con le relative risposte, erano già apparse, a cura di M. Montinari, presso l’editore Boringhieri, nel 1959. Nel suo Nietzsche in Italia (Milano, Bompiani, 1942), Guy de Pourtalès non accenna minimamente al soggiorno sorrentino del filosofo. Invece, C.P. Janz, nel primo tomo della sua, credo, definitiva biografia di Nietzsche, Il profeta della tragedia. 1844-1879. (Roma-Bari, Laterza, 1980), dedica una ventina di pagine, informatissime e nodali, alla vicenda.
« Ed eccoci a Sorrento! Il viaggio da Bex a qui durò otto giorni; a Genova stetti male; da Genova a Napoli impiegammo circa tre giorni per mare. Preferisco questo modo di viaggiare al treno che mi riesce insopportabile. Trovammo la signorina von Meysenbug in un albergo a Napoli, e ieri facemmo con lei l’ingresso nella nuova patria: Villa Rubinacci, Sorrento presso Napoli. Ho una camera alta e spaziosa, e, davanti, un terrazzo. Torno ora dal mio primo bagno di mare. A detta di Rèe, l'acqua era più calda che quella del mare del Nord in giugno. Ieri sera fummo dai Wagner, che abitano a cinque minuti da noi, all'Hotel Victoria, e si fermeranno qui tutto il novembre. Sorrento e Napoli sono belle. La fama non esagera. L'aria è qui un miscuglio di aria di mare e di montagna. Il luogo è quanto possa esservi di meglio per i miei occhi: sotto al mio terrazzo si stende un grande giardino alberato (verde e ombroso anche d'inverno) e, oltre il giardino, il mare azzurro cupo, e dietro ancora, il Vesuvio. Speriamo".


Albert Robida
(1877)
Les vieilles vilies d’Italie. Notes et souvenirs. Quvrage illustré de 102 dessins à la pIume par A. R. reproduits en fac-sùnile.
Paris, M. Dreyfous, 1878.
Chap. 13. Meta et Sorrente. Le bain des dames.
« Il bagno delle donne a Meta: un quadro davvero degno di Vernet! Una decina di donne prendono il bagno in costumi più o meno complicati; altre si spogliano tra gli scogli; tra di loro un finanziere, le mani in tasca ed il fucile a tracolla, fuma tranquillamente la sua sigaretta: né importuno né importunato. Una bella ragazza, semicoperta, si ravvia i capelli, al centro della rappresentazione e si staglia meravigliosamente sul fondo nero di una grotta scavata nella falesia. In questa grotta è accuratamente sistemata la flotta di Meta; non c’è che da attraversare il gruppo di bagnanti, fortunatamente non troppo intimidite, per andare a cercare, in fondo alla grotta, una barca...
E semplicemente un sogno, e non può incontrarsi alcuna cosa più bella! O Sorrento! città delle Sirene, sirena tu stessa! Beati i figli di Albione, proprietari di queste ville senza pari! I figli dell’Inghilterra, fuggendo le brume della madrepatria, qui si bagnano di sole e d’azzurro. Da ogni villa si discende a mare attraverso gradinate vertiginose che approdano ad un piccolo porto privato dove un battello da di- porto dondola il più delle volte al ritmo delle onde.
Per sentieri inverosimili, rimontiamo dalla Marina alla città.
L’ammirazione s’è attenuata, ci resta forza sufficiente per andare a mangiare come barbari in un ristorante al modo degli Inglesi. La sola cosa italiana del luogo è, in un retrosala, un buon curato che chiacchiera con alcuni ragazzi facendoli cordialmente ridere. »


Axel Martin Fredrick Munthe
(1884)
La città dolente. Lettere da Napoli (Autunno 1884) e Boz-
zetti di vita italiana. Traduzione autorizzata di Antonio Winspeare. Con un ‘introduzione di Pasquale Villari. Firenze, G.
Barbera, 1910.
Munthe, con lo pseudonimo Puck, pubblicò Fra’n Napoli. Resebref , nel 1885, a Stoccolma. J. Murray, nel 1887, licenziò la trad. inglese di Maude Valérie White, stampata a Londra col titolo Lettersfroifl a inourning city (Naples. Autuinn, 1884). Una 2° ed. dell’opera, riscritta in inglese dall’autore, nel 1899.
« È così bella la costa, rasente la quale noi veleggiammo, che si vorrebbe quasi che il vento si cheti affatto, e consenta un più lungo godimento di una così bella vista. Ecco Capo di Sorrento, e sulla roccia le mura che datano dal tempo dei romani; il popolo le chiama il Bagno della regina Giovanna, ma sono rovine di bagni più antichi. Le colonne, lì presso, sono avanzi di un tempio dedicato ad Ercole, secondo alcuni o, secondo altri, a Nettuno. Io credo che fu il dio del
mare che abitò questi luoghi; non sentite nel nostro veloce andare che è il padre Nettuno che, colla sua mano possente, spinge nella sua corsa la barca? Il vecchio Virgilio è proprio quello che qui si conviene citare, poiché egli ha così spesso navigato in questo stesso Golfo, e spiegata al vento quella stessa vela latina, che noi ora adoperiamo. E lungo queste coste medesime errò Enea, e su quel promontorio laggiù Ulisse alzò un tempio a Minerva. Il luogo si chiama ora Punta della Campanella; tutto è qui così antico, che questo nome vi deve sonar recente; non va oltre i tempi di Carlo V, quando di là si suonava a stormo per avvertire il Golfo dell’avvicinarsi dei pirati. Su quella collina biancheggiano le case di Massa Lubrense, coronate da boschetti di aranci e di limoni, ed alla cima del monte siede il grigio convento del Deserto. »


Alan Walters
(1890)
A Lotos eater in Capri. With illustrations by Marie Vagner
and the Author. London, R. Bentley and Son, 1893, pp. 201-
204 e passim.
« Non m’è riuscito di trovare a Sorrento alcun manufatto degno d’uno sguardo, ove si eccettui la statua del poeta e l’altra dell’arcivescovo e patrono Sant’Antonino, che mille e più anni fa assestò un solenne colpo a Sicardo principe di Benevento, così preservando la città dalle sue mani. Qui ci sono poche, lustre tarsie, cioè negozi di oggetti in legno lavorato, qualche deposito di seta, ed una moltitudine di poltroni dalle facce brune, dagli occhi neri, che si esprimono con grugniti conformi alle peggiori asperità del dialetto. Nelle loro vene corre molto del sangue spagnolo più blu — un relitto dei giorni del secolo decimosettimo, allorché qualche fiero hidalgo con la sua corte dissoluta s’installava qui, via mare, per la vicereale villeggiatura.


Magdeleine Pidoux
(1893)
Sur les Golfes. Napies et Salerne. Journal d’i-me ignorante.
Bruxelles, P. Lacomblez, [1894].
La deliziosa edizioncina in 32° è estratta da Six mois en Italie. Journal d’une ignorante., Paris, Chamerot, 1893.
« L’hotel Tramontano non difetta di alcuna delizia. Nella stagione in cui maggiore è l’afflusso degli stranieri, gruppi di ballerini locali sono ingaggiati per danzare la tarantella, con i costumi tipici dell’Italia, che abbiamo visto dipinti e ridipinti sulle tele di artisti contemporanei. In fondo all’hòtel, una saletta circolare è addobbata come il ponte di un piroscafo. Muri e soffitto sono tappezzati di stoffe a righe bianche e rosse. Un mandolino, due violini, due chitarre formano l’orchestra. Vi sono quattro coppie di ballerini con tamburelli e nacchere, più un singolare strumentino di legno, che si agita seccamente ed a tempo, chiamato triccaballacche. Essi se lo costruiscono da soli ed i suoi colpi netti s’intonano al gaio rumore, al ritmo nervoso della danza napoletana. Due ballerine compendiano e rivelano le bellezze esemplari del paese: una, non più giovanissima, virginalmente bella, con puri lineamenti dove balena qualche reminiscenza di scultura greca o di madonna romana, balla con casto abbandono. L’altra, vera ragazza sorrentina, con occhi e denti di giovane selvaggia, un lampo di languida passione negli occhi, il colorito delle arance, che forse vende, e delle pose espressive. Gli uomini son quasi tutti belli; gesticolano deliziosamente e si atteggiano con garbo. Le tarantelle si succedono le une alle altre, ora ballate, cantate e fischiate; ora solamente danzate con accompagnamento di chitarre, mandolino e violino. Le nacchere, i tamburelli, i triccaballacche sono adoperati dalle coppie con meravigliosa destrezza di mano. I grembiuli e gli scialli, di cui si adornano le donne, per richiamare ed attrarre i loro compagni, i piedi che portano il tempo e s’intrecciano, gli occhi che parlano, le teste che si voltano, ed i corpi che si piegano, tutto è grazia e sorriso, malizia e passione, istinto e civetteria. »


Testi tratti dal libro "Sorrento, pagine belle"
Bernardo Tasso (1543)

Or mi giova da quest'altero scoglio
Delle Sirene, udire
Gli augelli gai languire,
E il lor dolce cordoglio
Sfogar con vario e con canoro stile
Chiamando il lieto e dilettoso aprile.


Scipione Herrico (1621)

Sul mar tirreno il bel Sorrento siede
E dell'alme Sirene il lido infiora,
Il bel Sorrento, ove adorata sede Han Venere, Pomona, Bacco e Flora ...
Presso al lido gentil del mar Tirreno
Vaga e pomposa siede
L'amorosa Sorrento;
Chiara, antica cittade
Picciola si ma bella,
Che d'ogni altra vaghezza
Un vezzoso comprendio in sè richiude!
Qui sempre verde l'erba
Qui sono eterni i fiorni,
E sempiterni i frutti ...
L'aura che sussurrando
Bacia i vezzosi fiori,
Sfida gli augelli al canto
Ch'or fanno in varie guise
Sovra i frondosi rami
Di celeste armonia, soavi cori!
Verrò dove tu vuoi
Figlio, e se prima avessi
Di quest'alma Cittade
Tante vaghezze udite:
Ogni altra isola o regno, avrei lasciato
Con mio sommo contento
Per la bella Sorrento!


Onofrio Gargiulli (1814)

E' tra Sorrento, e l'Ateneo che incontro
A Capri alza la fronte un curvo lido,
Dove, quando temuto era il Romano
Nome, di Pollio, che in Dicarco nacque,
A piè di un colle ameno, alta sorgea
La campestre magion. Colà sovente
Venir solea dalle Sebezie rive
Quel vate, di Marone emulo ardito,
che le risse cantò fraterne, e i sette
Fieri duci di Tebe armati a danno,
Vennevi un dì, che Pollio ito col figlio,
E colla moglie di Alcide al tempio
Posto su balza rigida.


Silvester Scedrin (22 ottobre 1820)

Vivo in riva al mare nel luogo più bello e affollato. Dalla mia finestrina godo di una veduta magnifica: ho, come si suol dire, sulla palma della mano il Vesuvio, il mare, i monti, un pittoresco panorama di costruzioni, un perpetuo movimento di gente che passeggia e lavora. Tutto ciò mi è parso il posto migliore per una passeggista.


Henrik Ibsen (1881 - Hotel Tramontano)

Che incanto questa terra!
Tutto vi fiorisce deliziosamente!
... Sorrento, m'è cara come una seconda patria!


Saltovar (1895)

Surriento è na bellezza
Nu ncanto chesta sera,
Ncielo, nell'aria, ncore
Ride la Primmavera;
E mentre da li rose
Veneno cient'addure,
A Tasso, a patria soia
Manna canzune e sciure!


Leone Tolstoi al figlio nel 1898

Io so che Sorrento è il paese di una pace infinita.


Roberto Bracco (28 ottobre 1901)

E dove, meglio che a Sorrento, le quattro stagioni potrebbero veramente avere la loro stabile apoteosi?


Carmine Gallone (1905)

Eterno è l'inno che al ciel tu innalzi,
o Sorrento; è tripudio di profumi
e di suoni; è gran fremere di terra
erba, e di mare.
E' la voce che manda ogni tuo fiore,
ogni tua pianta, ogni filo di erba,
che sale in coro potente e che grida:
"Laude, o gran Vere!"
Esso t'involge nella luce chiara;
e tu, come una vergine, soave,
t'imbevi di splendore; tralucendo
per ogni dove
Ed io son te, sono di te. Tu madre
non mi sei, ma sorella, ma nudrice
amorosa; e mi fosti culla adorna
con tue bellezze.
Tu mostravi a mia mente piccioletta
l'immensita' de l'eterna natura,
teneramente guidandola dove
si vede il Bello.
Tu per latte mi desti l'acqua chiara
dei rivoli, per veste le tue foglie,
per cibo il miele dei fiori, o diletta
nudrice mia.
E m'apprendesti a discernere l'anima
d'ogni cosa, e nei voli de la mente
fremebonda, compagna senza tèma,
gridasti "In alto!"
Ecco è tornato il gran Vere, e tornare
voglio ancora fanciullo, e nel tuo verde
voglio ancora dormire. Eternamente
duri il mio sonno!
E l'inno, sempre potente, risuona;
e la voce mia debole si perde
nell'immenso del cielo, e solo s'ode
solenne, il canto.


Aniello Califano
da Serenata a Surriento (1907)

Surriento gentile,
suspire d'ammore,
delizia 'e 'stu core
tu si' nu buchè!
C'addore 'e 'sti sciure,
cu 'e vase 'e stu mare ...
'e ccose cchiù ccare
farisse scurdà!
Surriento! Surriento!
Sò ffatte pè 'ncantà
'stu cielo, 'sti ciardine ...
chest'aria, 'sti mmarine!

Condividi questo contenuto

- Inizio della pagina -
Il progetto Comune di Sorrento (NA) è sviluppato con il CMS ISWEB® di Internet Soluzioni Srl www.internetsoluzioni.it