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Il poeta di Sorrento: Aniello Califano

"Tutto passe, fernesce e se scorde,
è destino a stu munno accussì!"


Sono due versi di Aniello Califano: ma Sorrento non dimentica il "suo" poeta. Visitando il cimitero di Sorrento, al primo ripiano, sul lato destro si nota - da lontano - il sepolcro del grande ottocentista russo, Silvester Scedrin, morto qui nel 1830, con un bassorilievo in bronzo realizzato da uno scultore russo, per ordine dello zar nella chiesa di S.Vincenzo e trasfurito nell' area-cimiteriale quando (all'inizio del sec. XX) fu demolita la chiesa. Adiacente, sulla destra, si nota, con un'ornamento d'alloro in bronzo, una nicchia dove si legge: "Aniello Califano, il poeta di Sorrento", epigrafe semplice ma illustrativa dettata da Libero Bovio.
I suoi resti mortali, l' 11 Novembre 1923, furono trasferiti - solennemente - a Sorrentoda S. Lorenzo (dove morì il 20 Febbraio 1919) per l'iniziativa di Saltovar (Silvio Salvatore Gargiulo) suo coetaneo ed amico, con un apposito comitato di cui esponente vivo era un altro suo amico, l'ex Sindaco Guglielmo Tramontano, iniziativa sostenuta dal Sindaco della città del Tasso, avv. Lelio Cappiello, che riuscì a rivendicarne le spoglie.
"Il Mattino" di Napoli, nella cronaca del 14-15 Novembre 1923, dava notizia dell'evento: "Una mattinata d'aprile, sorta come d'incanto sotto un terso e purissimo cielo opalino accolse Domenica Il corrente le preziose ceneri del geniale poeta sorrentino Aniello Califano. Semplice come l'anima del poeta si è svolta la commovente cerimonia. Nella navata principale del Maggior Tempio di Sorrento, su di un artistico catafalco coperto di fiori, è stata deposta l'urna in mezzo ad una grande corona d'alloro colla scritta «Sorrento al suo Poeta Aniello Califano». Circondavano il tumulo altre splendide corone: quella della vedova, dei figli e del genero Gaetano Citarella, dal cav. Fiorentino cugino dell' estinto, del Municipio di Sorrento, del comm. Guglielmo Tramontano, del Circolo dei commercianti ed una branche di garofani rossi di Silvio Salvatore Gargiulo al suo indimenticabile amico Dopo la benedizione della salma mosse il corteo per la Via Duomo, Piazza Tasso e Corso Umberto I e fra un' onda commossa di popolo riverente, sotto una pioggia di fiori, passò la salma del poeta che ora riposa accanto alla sua mamma".Aniello Califano nacque a Sorrento il 19 Gennaio 1870, figlio di Alfonso (ricco possidente) e di Rosa Rispoli, la cui famiglia era proprietaria dell'Hotel Rispoli, da cui nacque l'odierno Excelsior Vittoria - a cinque stelle - uno dei vanti dell'attrezzatura ricettiva sorrentina.
Con tutto l'ardore dei venti anni, rinunziando agli studi d'ingegneria, nei quali il padre l'aveva avviato, "si tuffò nel gran pelago dèlla Poesia", diventò in breve tempo una delle più geniali affermazioni della nostra canzone napoletana.
Fu un poeta prolifico, tanto che, nell'edizione del 1916 della "Piedigrotta Gennarelli", si legge: "Se si volessero enumerare le canzoni che ha scritto Aniello Califano ed i grandi successi da lui riportati non basterebbe questa pagina a contenerli. Egli è il più popolare poeta partenopeo; non vi è un nome femminile che Aniello non abbia cantato; non vi è vicolo di Napoli che egli non abbia citato nelle sue innumerevoli canzoni. Quante di quelle da lui scritte non hanno cantato il nostro bel mare? Califano è... l'ammiraglio della canzone, ed i mari nei quali manovrano le sue squadre... di versi non sono che quelli di Napoli e di Sorrento. La vena poetica in lui è così facile, così fresca che se cantasse i mari del Giappone, anche tra i figli del sole troverebbe migliaia di ammiratori...".
Era un temperamento geniale, sempre pronto con il suo estro ad ogni ispirazione!
Spesso ritornava a Sorrento dove aveva vissuto la sua gioventù ed aveva creato rapporti di intensa e sincera amicizia.Un giorno (nel 1907), essendo venuto a Sorrento anche per riscuotere alcuni fitti delle proprietà di famiglia, si recò a far visita al suo amico sindaco, Guglielmo Tramontano, nel suo albergo, ove trovò Giambattista de Curtis, Salvatore Gambardella ed altri esponenti della poesia e della musica napoletane dell' epoca. Il sindaco lo stuzzicò, facendo gli notare che il de Curtis - non sorrentino aveva regalato a Sorrento i versi di una canzone che stava già facendo il giro del mondo, al contrario di lui. Aniello Califano - che pur aveva scritto altri versi a Sorrento, anche musicati - preso sul vivo, si rivolse a Gambardella, dicendogli: "Salvato', scrivi" e dettò i versi di quella che fu "Serenata a Surriento" che lo stesso musicista musicò con grande successo.Ed a tal proposito si racconta che, qualche anno dopo, essendosi recato al "Deserto" di Sorrento, sul colle di Sant' Agata, in visita al convento dei Padri Bigi, cui recava una parte dei vantaggi economici della sua "nuova" canzone su Sorrento, fu invitato dal Padre Priore a scrivere alcuni versi della canzone stessa, sottoscrivendoli, nel registro dei visitatori. Dopo alcuni mesi seppe che il furbo monaco aveva fatto fotografare tale foglio del registro e, avendone realizzato delle cartoline "ricordo" le "vendeva" ai visitatori. Fu contrariato da tale "sotterfugio" e si decise ad interessare un legale per un' azione di risarcimento dei danni, ma, nella notte precedente alla sottoscrizione del mandato, sognò la madre che lo invitò a desistere perché non era conveniente "mettersi contro un' opera della Chiesa". Ed egli rinunziò ad ogni azione!
I grandi amori di Aniello Califano furono Sorrento e le donne, ma amò anche - e molto - Napoli ed il mare! Il suo "occhio soggiogatore" sarebbe stato sufficiente per conquistare le donne, ma egli "entrava in azione anche con la parola": le sue canzoni erano sempre più belle ed i successi sempre più strepitosi!A "Carmela mia", nell'annunziare che doveva "partire persoldato", dichiarava:

Carmè!Carmè!T'aggia lassà,Nun c'è cheffa!...Carmè!Carmè!Luntano 'a teChi nce po' sta'?

Ed in "Chiarastelld' (musicata da Alberto de Cristofaro) invocava: Chiarastè!

Chiarastè:Tupecchè m' 'e abbandunato?...Ch' aggia fa,Ch' aggia fa,S'i' nascette sfortunato?..lo nun 'o credo ca nun me vuò bene!Famme contento: levame 'a sti ppene!Te cerco stu piacere,Chiarastè,Comm' 'o pezzente cerca.'a carità!

Ma in "Serenata a Maria" (musicata da Salvatore Gambardella), nel consolarla, la... rivendicava:
Marì, che chiagne affa ca t'ha lassata?Marì, che chiagne affa ca t'ha traduta?'O vvide o no comme te si' pe rduta?Tutt' 'a bbelleua toja, addò sta cchiù?'O munno accussì va...'Ammore chesto fa!

Marì', Marì',T' 'e scurdato ch' 'e fatto pe' mme ? M' 'e lassato, e pecchèl' vulesse sapè;Pienze n' ato e nun pienze cchiù a me!

Testi tratti da "Torna a Surriento - Cento anni d'amore" di Antonino Cuomo

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